giovedì 28 gennaio 2016

La chimica della pittura ad olio

[Questo post riprende, tradotto in italiano, un articolo del 2011 di Glendon Mellow su Scentific American]

Quali proprietà chimiche conferiscono ai dipinti ad olio la loro luminosa brillantezza e le loro ombre profonde?
Perché si screpolano?
Che tipo di olio è utilizzato?
E' sicuro usare il medium della pittura ad olio per condire un'insalata di tarassaco?

Come pittore da 17 anni abituato ad aggirarsi nei negozi di belle arti, e quindi non un chimico di professione, farò del mio meglio per spiegarlo. Non scivolate sul pavimento, e ricordate di mettere in ammollo i vostri stracci per pulire prima di metterli nel cesto. Potrebbero incendiarsi spontaneamente, lo sapete.
  
Introduzione: cos'è e cosa non è la pittura
Tutti i colori per belle arti condividono alcune proprietà che li rendono diversi, per dire, dalla tintura. Le pitture sono essenzialmente particelle di pigmento legate in un medium appiccicoso e trasparente, mentre le tinture sono solubili in liquidi. Così, i colori a olio sono pigmento legato in olio, i colori acrilici sono pigmenti legati in polimeri acrilici, e gli acquarelli sono pigmenti legati nel medium idrosolubile chiamato gomma arabica. La tintura per le stoffe e la pittura per le stoffe non sono perciò la stessa cosa.
Oggigiorno ci possono essere altri componenti dentro un tubetto di colore, che rallentano o acclerano l'asciugatura, che forniscono texture, o che aiutano alcuni pigmenti ostinari a legarsi al medium (colori a buon mercato spesso contengono troppo legante e possono scolorire nel tempo - puoi leggere questo post dell'artista Jonathan Linton sul suo blog Theory and Pratice per alcuni test empirici). Ma alla loro radice, tutti i colori sono pigmento + medium.

Lezione veloce di storia
Nella storia dell'arte occidentale, la pittura ad olio superò  in popolarità, piuttosto velocemente, sia l'affresco sia la pittura a tempera. Il Maestro di Flemalle è indicato a volte come il primo ad aver praticato la pittura ad olio nelle belle arti, anche se talvolta ne vengono accreditati erroneamente i fratelli Van Eyck. In realtà, botteghe e artigiani usavano l'olio già da qualche tempo prima.
Le qualità superiori dell'olio rendono comprensibile il perché abbia superato gli altri medium. L'affresco, come quello usato da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina, è sostanzialmente pigmento legato nella malta. Devi mescolare le quantità giuste dei colori corretti per una sola passata su ogni parte del dipinto, e valutare i dettagli che puoi raggiungere prima che il dipinto si secchi davanti ai tuoi occhi. Così alcune cose come lo svolazzare dell'abito di Dio o i toni e le ombre del corpo di Adamo nella Creazione di Adamo hanno imposto diverse prove e campioni, tutti con i colori miscelati appena prima dell'applicazione. Una sfida piuttosto difficile. La pittura ad olio, dall'altro lato, può non seccare completamente per settimane: puoi giocarci, correggerne i toni ed anche cancellare gli errori dalla tela e cominciare da capo una parte. Miscelare il colore si apre alla sperimentazione.

Tipologie di olio
Anche nel Rinascimento, quando gli olii iniziarono ad inspirare gli artisti ad esplorearli completamente come  medium, diversi oli vennero provati come veicolo per i pigmenti. E le loro proprietà sono diverse.
  • Olio di semi di lino - ricavato da lino, è il più diffuso per la sua flessibilità e la resistenza alle screpolature. Per contro, ha una forte tendenza ad ingiallire con il tempo.
  • Olio di noce, olio di papavero e olio di cartamo - molto meno ingiallenti, questi oli magri, chiari e acquosi soffrono molto la screpolatura
Con queste caratteristiche differenti, come entrano in gioco nella pittura reale? Beh, una delle Tartarighe Ninja era nel giusto: le analisi della Crocifissione Gavari di Raffaello (1502-1503) mostrano che il terreno, le figure e gli abiti verdi furono dipinti usando olio di semi di lino e che il cielo blu fu dipinto con olio di noce. Così facendo, l'ingiallimento delle figure e del terreno furono un compromesso accettabile rispetto ai soggetti, mentre per il cielo si ritenne preferibile avere un effetto brillante, anche se screpolato, piuttosto che ingiallito ma perfetto nel tempo.

Osservare la pittura "secca"
Gli acquarelli e i colori acrilici contengono acqua nel loro medium - si asciugano per evaporazione. Non i colori ad olio. Questi ultimi asciugano attraverso quella che viene definita caratteristica siccativa. Ciò significa che assorbono ossigeno dall'aria. Questa ne è una definizione sommaria: (Chimica / Elementi e composti) una sostanza aggiunta ad un liquido per favorirne l'asciugatura, usato in pittura e in alcuni medicinali [dal tardo latino siccativus, dal latino siccare, asciugare, da siccus, seccato] .
Essenzialmente, gli olii hanno un certo grado di auto-ossidazione dall'aria, assorbono ossigeno e induriscono. Spesso descrivo questo fenomeno come mettere un pezzo di gelatina molle in un contenitore chiuso e aggiungere un mucchio di pezzi di ananas: l'olio è la gelatina e l'aria è l'ananas - puoi solo aggiungerne talmente tanto nella ciotola chiusa  che la gelatina smetterà di sballottolare. Forse non ho indovinato una similitudine particolarmente azzeccata, ma ora ho voglia di un pezzo di gelatina.
Man mano che gli oli induriscono sorge un problema interessante: l'ossigeno viene assorbito attraverso la superficie della pittura, cosicché se la pittura è molto sottile puoi notare diversi coefficienti di asciugatura sul film pittorico rispetto al primo strato applicato sulla tela. La superficie può essere dura e l'olio sottostante molle come una deliziosa gelatina al limone (Attenzione: gli oli utilizzati nei materiali per l'arte non sono adatti al consumo alimentare).   

Grasso su magro
Una delle caratteristiche più interessanti della pittura ad olio sono le velature. Aggiungendo una piccola quantità di pigmento al medium quasi puro puoi colorare un'immagine molto sobriamente. Questa tecnica è chiamata velatura. La maggior parte dei Maestri del rinascimento (pensa alle Tartarughe Ninja e i loro amici - Artemisia Gentileschi, non April O'Neil) usavano un underpainting tonale e successivamente vi costruivano sopra numerose velature sottili di colore per creare figure e scene sorpendentemente realistiche. La semitrasparenza del film pittorico permette sofisticate estensioni dei toni della pelle. Ma quando incontriamo il problema dello strato superiore della velatura che asciuga prima di quelli sotto (i primi), troviamo il perché si creano le screpolature.
Un'altra similitudine: immagina che lo strato superiore (più nuovo) dell'olio si espande mentre si indurisce e che si espande al massimo. La sua superficie si allarga perché sta assorbendo ossigeno (non sta evaporando l'acqua). Ora, l'ossigeno per avventura raggiunge lo strato inferiore e così lo espande e allarga al massimo. Ma lo strato superiore è già asciutto, come può allargarsi ancora sotto l'influsso di quello inferiore? >crack<
Come un grosso biscotto in una teglia. Fai scivolare un biscotto crudo sotto un biscotto cotto, un biscotto più grande, allarga e cucina l'impasto: man mano che il biscotto messo sotto si asciuga ed incrementa la sua superficie, romperà il biscotto più piccolo sopra la sua superficie >crack<
Per risolvere il problema, i pittori hanno sviluppato la regola del grasso su magro. Con ogni strato di velatura, viene aggiunta una quantità sempre maggiore di olio allo strato (meno pigmento, più olio). In questo modo, la quantità di ossigeno assorbita da uno strato più oleoso (grasso) superiore sarà inferiore rispetto allo strato inferiore meno oleoso (magro) e presumibilmente satureranno di ossigeno ed induriranno approssimativamente allo stesso tempo.
Questo conduce anche ad altri trucchi e tecniche. Se usi troppo poco olio in una prima velatura, questa potrebbe cancellare il disegno o la pittura sottostante che magari volevi si vedesse sotto tutte le sottili velature trasparenti. Potrebbe anche rendere la pittura troppo pastosa e pesante, cosa ingestibile per i piccoli dettagli. Così, nelle prime velature inferiori vengono talvolta aggiunti dei solventi come la trementina. L'ammollare la pittura disperde le particelle di pigmento ed evapora con estrema rapidità permettendo di essere coperto da un altro strato di trementina+pigmento+olio che abbia una quantità leggermente inferiore di trementina e leggermente superiore di olio. E così via.  
Per rispondere alla domanda iniziale in merito all'insalata di tarassaco, gli oli in se stessi non sono pericolosi (anche se non sono prodotti per uso alimentare). Un contenitore aperto sul tavolo, per esempio, di olio di cartamo non dà fastidi maggiori che l'olio d'oliva con aceto basamico e un po' di mais al peperoncino da mettere su un pezzo di pane. E' del solvente che ti devi preoccupare. Anche alcuni dei solventi inodore hanno vapori dannosi, anche se al giorno d'oggi è possibile acquistare alternative atossiche. 

Il santo patrono dei pigmenti
Nell'Italia del Rinascimento, il santo patrono dei pittori era San Luca, che fu anche patrono dei dottori. I pittori non avevano una propria corporazione ed appartenevano a quella dei dottori. Perché? A parte la mitologia del santo, fu per la ragione pratica che sia i pittori che i dottori frequentavano le farmacie, per i medicinali e per gli ingredienti per i colori.
I pigmenti nelle velature ad olio danno un altra qualità e una sfida all'artista che, oltre 150 anni fa, doveva mescolare a mano ogni tipo di colore. Le particelle di pigmento non sono tutte della stessa misura e non tutte si disperdono nella stessa quantità nel medium ad olio. Questo significa che alcuni colori avranno più olio, mentre altri ne avranno meno. Sì, lo puoi capire: le velature stese secondo il principio del grasso su magro danno il miglior risultato se applicate secondo certi ordini in modo da ridurre le screpolature durante l'indurimento.
Per portare un esempio, supponiamo di dipingere una rosa rossa, con le sue sottili ombre e parti illuminate. Per ottenere un risultato ideale nelle velature, potresti voler stendere le velature in questo ordine: blu manganese, rosso cadmio, rosso quinacridone, cremisi d'alzarina. La maggior parte di questo non interesserà i pittori moderni, ma può avere il suo effetto anche oggi. La maggior parte dei cremisi d'alzarina veri avranno una quantità di olio più che doppia rispetto a quello di un bianco di piombo.

Luce che rimbalza
Qual'è la questione tra tutte queste complicate velature? Solo mescolare i colori? Non solo: le velature aggiungono luminosità al dipinto. Quando la luce attraversa il film pittorico indurito, passa attraverso diversi strati di pittura pressoché trasparente. E a volte, prima di essere riflessa indietro verso la superficie, rimbalza su uno dei pigmenti colorati e ritorna verso lo strato inferiore, uscendo infine verso l'esterno. A volte rimbalzerà tra i bordi delle velature separate prima di rimbalzare fuori verso il tuo occhio. E questo conferisce ai dipinti ad olio il loro bagliore e i loro neri molto profondi. Il comportamento danzante della luce nei vari strati e i pigmenti di colore.

In questo disegno puoi vedere il raggio di luce (azzurro) rimbalzare diverse volte aTTRAVERSO GLI STRATI DI OLIO, SULLE MEMBRANE DI OLIO E SUI PIGMENTI COLORATI. qUESTO RIMBALZARE CONFERISCE AI DIPINTI AD OLIO IL LORO BAGLIORE LUMINOSO.

Il nuovo Olio
Considera questa piccola appendice come l'inizio di un nuovo discorso per un'altra volta.
La pittura ad olio dà agli artisti gli strumenti che permettono di creare immagini che possono essere ritoccate e corrette facilmente, in ragione dei lunghi tempi di asciugatura e che sembrano brillare con i loro strati. In quanto anch'io pittore, confesso che queste sono caratteristiche preziose. E negli ultimi anni stiamo assistendo all'avvento di una nuova tecnologia che combina queste qualità di facile correzione e di luminosità. La pittura digitale è esplosa in popolarità con programmi come ArtRage (usato  per creare la semplice immagine di prima), Photoshop, Corel Painter, e Gimp. Ctrl+z è il nuovo solvente e i pixel i nuovi colori luminosi. E non credo che questo avrà vita breve. Che cosa avrebbero fatto pionieri come il Maestro di Flemalle o Jan Van Euck con le tecnologie di oggi?
Se fossero come me, vorrebbero sperimentare la facilità dei nuovi strumenti ma sporcandosi ancora le dita nella pittura appiccicosa, annusando l'odore leggero dell'olio e giocando con i loro pigmenti.